non si investe piu’.
Non ci si sacrifica piu’, a scapito di una lenta e doverosa costruzione e fortificazione.
Ormai vogliamo il fine senza preoccuparci di rendere il mezzo lecito.
Una volta che ci adoperiamo in qualche azione, siamo pronti a sbandierare un’ostinazione schifosa e coatta, irresponsabile, irriverente e dissacrante nel senso piu’ serio del termine.
Non ho piu’ voglia di ridere su certe cose.
Ho voglia solo di tirare fuori la bilancia che fino ad ora ho fatto funzionare nella mia testa.
ho voglia di apparire petulante ed irrispettoso. Ho voglia di dire cosa mi fa schifo e cosa non sono piu’ disposto a sopportare.
L’onore è un termine ormai dimenticato, una chimera che appare solo come giustificazione di uno sforzo momentaneo truccato benissimo da "modus vivendi".
Vogliamo tutti essere considerati brave persone, integerrime, integre, solide senza essere capaci di alzare uno sguardo fiero e salutare anche un nemico.
Il rispetto, l’onore.
L’incapacità di far combaciare dentro la possibilità, una convivenza che non ha piu’ diritti ma solo doveri; quello dell’educazione.
Allora un’idea diventa un’imposizione e la guerra è puntuale per far rispettare un capriccio.
Ci sentiamo tutti come l’eccezione che, in questo caso, giustifica solo la rottura della regola e non la conferma piu’.
Intrisi di polvere di meccanismi zoppi, tentenniamo in quella penombra che è la necessità e non piu’ il puro desiderio.
Seguiamo la via, distratti e stanchi da ciò che dovrebbe fornirci l acapacità di compiere sempre azioni nuove, invece non siamo capaci nemmeno piu’ di lasciarla questa vecchia via.
Solo che dentro, il vento urla. E quando esce fuori, quando trova un pertugio, anche se microscopico, riesce a scatenare il piu’ grande dei rumori, sottolineando ciò che l’istinto non smette mai di suggerirci. Ciò che ci serve e non quello che abbiamo.
Il punto di rottura è il momento preciso in cui vedi materializzarsi il vento, e piu’ sale la tromba d’aria, piu’ ti trasporta su e piu’ ti offre un’ottica nuova.
Allora vedi il panorama costruito dai colori dell’egoismo, del non sacrificio al bene comune, dell’infantilità, dall’ignoranza, dall’egocentrismo, dall’incapacità di accettare qualsiasi altro colore non provenga dalla nostra tavolozza di merda pura, e spacciata sempre (a terzi e solo a terzi) per oro colato.
Ricolloco l’idea, me ne frego della forma, del contenitore, penso al contenuto a me, voglio riforticarmi dentro la piena coscienza di desiderare qualcosa che il tempo, ma prima di tutto qualcuno, ha venduto per altro.
Tu non sei com’eri. Tu sei come ti sei mostrato nel momento in cui avresti dovuto solo mantenere tutte le promesse fatte.
Tu sei come tutti: solo rumore.