un giorno di ordinaria pinna-follia!

Tutto si riduce all’istinto.
E la prima cosa che penso, aprendo gli occhi, è rialalrci a cio’ che ho deciso ieri notte. Stamattina prendo la moto.

Il cielo è così, di quel celeste che non promette ma nemmeno minaccia e le strade sono asciutte, direi che il tutto accoppiato ad un paio di jeans e le scarpe da ginnastica formano un bel tragitto in una città non ancora, del tutto, trafficata.
L’ultimo semafoto prima di svoltare sulal Colombo lo prendo verde. Bene, buon segno…
Sul dritto è quasi tutto deserto, si vedono in lontananza i semafori alti nel mezzo delle tre carreggaite che scendono verso il centro, serpeggiando di dossi e cunette e mostrando, solo a tratti, e sfumandoli, gli stop che si accendono ai semafori.
E’ quasi tutto deserto, ed io scivolo via quasi silenzioso, in quella rumorosa quiete.
E’ rosso, sono fermo a sistemare il minimo dall amanopola mentre dall’intersezione entra una moto gialla e viola. Casco Marushin giallo. Guardo la coda ed è un 954. Se ne va al semaforo dopo. Lo prendo.
Ed infatti scatta il verde e parto poco piu’ allegro di prima.
Un semaforo dopo l’ho acchiappato, è lento in mezzo alle macchine, e nonostante la mia visiera aperta, sgattaiolo via superandolo per vedere che succede.
Arrivo al semaforo di piazza dei navigatori, alto gli occhi al cartellone della Opel ora spento, lo faccio da 20 anni, credo che ci sia un magnete che agisce sugli occhi. Mi giro enon c’è. Poi arrriva pianino.
Entra una sv, casco a scodella, sciarpa sul viso, scarico aperto e jeans troppo corti mi fanno pensare ad un pischellino di periferia che, in sella al suo mostriciattolo rumoroso, si sente il re del circondario.
Ripartiamo, e dopo la breve discesa, siamo tutti e tre all’incrocio, rosso, con la circonvallazione ostiense. Ora il tratto è in saluta. Adoro quel pezzo, se riesco ad infilare la pure la terza, mentre la moto è dritta, arrivo su una ruota fino a prima dell’avvallamento, prima degli archi.
Prima di aprtire arriva un’altra moto da dietro, un ninja 636 grigio, giacca a vento con cappuccio di pelo… mah…
Stiamo in 4, tutti in linea, io nascosto dietro al mio nuovo sottocasco con gli occhi tipo mephisto, non guardo nessuno, so bene che andrà come penso.
Ho gli occhi del Marushin giallo addosso, sicuramente l’altro di la sta guardando le gomme sbriciolate del mugello dell’altra settimana, ed io comincio a chiamare il verde.
Vedo che si spegne l’omino verde che consente il traffico ai pedoni che tagliano la colombo, di li a due secondi scatta il verde per noi. Infilo la marcia.
Parto e sento subito qualcuno aprire, allora rincaro la dose di gas e alzo da subito. La ruota si solleva piano, sono in piena accelerazione, infilo la seconda mentre ancora la moto si alza e con la coda dell’occhio vedo il 636 che mi è affianco…. inizia la salita e la terza l’appoggio mentre la moto sale poco poco di piu’, e riesco a tenerla su, intanto mi sfila il 954. Abbasso prima di cappottarmi sull’avvallamento. Avrei dovuto girare per via Cilicia, sula laterale, ma il quasi orgasmo era assicurato.
Anche il prossimo semaforo è rosso…
Un occhietto parte da sotto il marushin giallo, è asiatico il tipo, ha gli occhi a mandorla. Riscatta il verde, lo saluto e scendo.
636 ed Sv spariscono in qualceh traversa. Si sono gustati un gran bel pinnone. Con la giallona ci accompagniamo fino a san Giovanni, poi tangenziale ed ufficio, piano piano, mentre il rumore del VTR incuriosisce tutte le cravatte del Ministero. Ora sono io il re del circondario.

La metto sul solito marciapiede, la guardia motociclista mi viene nicontro come ogni volta che vengo con la moto, lui ha perso unrene in un incidente. E’ simpaticissimo, e va ancora in moto.

Giro il quadro, levo il casco, e come se avessi fatto la gara piu’ faticosa e prestigiosa della carriera di un motociclista, sfilo il sottocasco.
Ahhhhhhhhhhh, la mia moto. E’ maravigliosa….

E noi rimaniamo un manipolo di minchioni ogni volta che le cavalchiamo….

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due passi…

Cambia tutto, fin dal primo istante della mattina.
Cambia tutto e basta. Allora sai che apri gli occhi e non puoi piu’ neanche fare quei 10 passi lento, su quella spiaggia calma, mentre il mare ti bagna educato solo i piedi e menrte ti svegli e fai il punto della situazione. Unisci la fine di ieri all’inizio di oggi, ed allunghi il foglio, dando un paio di accapo che ti rimettono a margine sinistro per ricominicare a scrivere una nuova pagina. Quella di oggi.

Oggi gli "accapo" sono piu’ di due. Molti di piu.
Ho chiuso l’ultima pagina con un bel trattino. Devo trovare il titolo di un nuovo capitolo capitolo. O forse posso perdere tempo a scrivere le considerazioni personali del capitolo passato.

Sta di fatto che ora la mattina mi alzo e quei 20 passi per svegliarmi devo farli altrove, e trovare un posto, un altro, l’ennesimo, dove ti senti di poter camminare senza mai guardarti le spalle, al riparo da tutto, non sarà facile.
Un posto lontano da sguardi indiscreti, da insospettabili paure e pregiudizi, un posto dove tutto è stato disegnato con i tuoi stessi colori e materiali; allora la sabbia avrà il colore dei tuoi pensieri, il mare di sfondo quello dei desideri, e tutt’intorno, un cielo che profuma solo del nostro odore.

Mi giro di nuovo e vedo le orme sparire…

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Falsità

Sono infinitamente triste di constatare che ormai si pretende solamente.
non si investe piu’.
Non ci si sacrifica piu’, a scapito di una lenta e doverosa costruzione e fortificazione.
Ormai vogliamo il fine senza preoccuparci di rendere il mezzo lecito.
Una volta che ci adoperiamo in qualche azione, siamo pronti a sbandierare un’ostinazione schifosa e coatta, irresponsabile, irriverente e dissacrante nel senso piu’ serio del termine.
Non ho piu’ voglia di ridere su certe cose.
Ho voglia solo di tirare fuori la bilancia che fino ad ora ho fatto funzionare nella mia testa.
ho voglia di apparire petulante ed irrispettoso. Ho voglia di dire cosa mi fa schifo e cosa non sono piu’ disposto a sopportare.
L’onore è un termine ormai dimenticato, una chimera che appare solo come giustificazione di uno sforzo momentaneo truccato benissimo da "modus vivendi".
Vogliamo tutti essere considerati brave persone, integerrime, integre, solide senza essere capaci di alzare uno sguardo fiero e salutare anche un nemico.
Il rispetto, l’onore.
L’incapacità di far combaciare dentro la possibilità, una convivenza che non ha piu’ diritti ma solo doveri; quello dell’educazione.
Allora un’idea diventa un’imposizione e la guerra è puntuale per far rispettare un capriccio.
Ci sentiamo tutti come l’eccezione che, in questo caso, giustifica solo la rottura della regola e non la conferma piu’.

Intrisi di polvere di meccanismi zoppi, tentenniamo in quella penombra che è la necessità e non piu’ il puro desiderio.
Seguiamo la via, distratti e stanchi da ciò che dovrebbe fornirci l acapacità di compiere sempre azioni nuove, invece non siamo capaci nemmeno piu’ di lasciarla questa vecchia via.

Solo che dentro, il vento urla. E quando esce fuori, quando trova un pertugio, anche se microscopico, riesce a scatenare il piu’ grande dei rumori, sottolineando ciò che l’istinto non smette mai di suggerirci. Ciò che ci serve e non quello che abbiamo.

Il punto di rottura è il momento preciso in cui vedi materializzarsi il vento, e piu’ sale la tromba d’aria, piu’ ti trasporta su e piu’ ti offre un’ottica nuova.
Allora vedi il panorama costruito dai colori dell’egoismo, del non sacrificio al bene comune, dell’infantilità, dall’ignoranza, dall’egocentrismo, dall’incapacità di accettare qualsiasi altro colore non provenga dalla nostra tavolozza di merda pura, e spacciata sempre (a terzi e solo a terzi) per oro colato.

Ricolloco l’idea, me ne frego della forma, del contenitore, penso al contenuto a me, voglio riforticarmi dentro la piena coscienza di desiderare qualcosa che il tempo, ma prima di tutto qualcuno, ha venduto per altro.
Tu non sei com’eri. Tu sei come ti sei mostrato nel momento in cui avresti dovuto solo mantenere tutte le promesse fatte.
Tu sei come tutti: solo rumore.

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Ma vaffanculo a tutti!

Cavolo sono 5 mesi che vivo lo stesso senz scrivere niente.
Non che gli ultimi 5 mesi non mi abbiano segnato, anzi.
Tutt’intorno cambia sempre. Noi cambiamo con lui. Gli affibio un pronome personale proprio perchè il contesto è vivo.
Amicizie, amori, lavoro, interazioni, sensazioni. che cocktail stravolgente.
Sono arrivato ad un altro punto.
Mi guardo indietro e vedo persone importanti che non ci sono piu’, ma forse non troppo importanti se no avrei fatto di tutto per tenerle.
Vedo me sempre piu’ mortificato da comportamenti e maleducazione che, finchè è in mano ad altri mi fortifica, ma poi apre un varco anche nella mia pazienza e mi fa essere come realmnete sono. Poco moderato.
Ho cinfidato troppo nel buonsenso di tutti. Oggi mi sono SEMPLICEMENTE rotto il cazzo di tutto.
Dell’ipocrisia in primis che ci vede farci la riga da uan parte la mattina, schiarire il viso cols apone piu’ neutro, mettere la camicia piu’ bianca e poi via, a sparar sentenze su tutto. Situazioni, persone, conflitti, imbrogli. Sembra che la vita sia solo una griglia ad incastro che ci permettere di tirare fuori solo cio’ che abbiamo e non di trasformarlo in quel che ci serve.
Trincerati nella giustificazione della buona fede, siamo sordi alla comprensione ed al ragionemnto.
L’illuminismo si è rispento. Siamo nell’età istintuale. Questo è cio’ che vedo.
Siamo continuamente alla ricerca della piccola soddisfazione che ci posticipa il conto con noi stessi.
Qualsiasi cosa viene, inizialmente, accettata come superflua per poi, in un lasso di tempo piu’ breve di un respiro, diventare indispensabile, senza aver costruito nel tempo e col tempo, tutta la storia che la certifica e la consacra a realtà grande e degna.
La gente non parla pi’u al telefono o negli occhi, ma ti manda puntuali messaggi in cui dice di stimarti e di comprendere il tuo agire.
Social-Network diventano il pane quotidiano ed indispensabile attraverso il quale interagire col mondo.
Mandare AFFANCULO qualcuno oggi è reato; per la morale e per il buon senso.
lo scambio sincero di pensieri non esiste piu’ tutto è regolato da una stretto cappio al collo spesso di seta, che sottintende la grandezza del tuo pisello.
Ecco perchè noi rimaniamo animali indomabili ed istintivi, ecco spiegate le pinne e le aperte, ecco perchè la voglia di sentirci rombare ci toglie il fiato.
Vogliamo il vento addosso, vogliamo farci gonfiare le guance da una forza naturale che è proporzionale solo alla nostra capacità di sopportarla, vogliamo vedere nonostnate strigniamo gli occhi contro il vento, riusciamo ad andare piu’ veloce di tutto il resto nonostante il nostro equilibrio sia precario il doppio di quello degli altri.
Noi siamo Motociclisti, strana e meravigliosa gente.
Ce stava mariù, no?
Jack è tornato  wink:
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Distorsioni

 

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fidarsi… di se stessi!

Fidarsi solo di se stessi. Ormai. Capire, tardi, ma capire che nessuno sta li solo per ascoltare. Nessuno serve ad ascoltare.
L’uomo ascolta elabora e riproduce, come un giradischi vivo.
Arricchisce anche, e li inizia il peccato.
Caratteri troppo semplici devono temere unconfronto impossibile, mai cercato e mai voluto. Mai intrapresa la strada della gara eppure ci si trova a sostenere mezzi sguardi, privi di fondamento, privi di qualsiasi sincerità.
Schifosa merda, ammassata come un gomitolo di lana spessa e grigia, nel cranio di noi teste di cazzo. Troppo poveri e troppo poco intelligenti da produrre qualcosa di sensato dalla trasformazione di cio’ che inglobiamo attraverso la bocca.
Ecco perchè la merda puzza, perchè Dio ha sintetizzato già all’inizio cio’ che sappiamo fare per vivere, far entrare ricchezze, cibo, energia e trasformare tutto in merda.
No, non sono pessimista, assolutamente. Sono solo stanco. Cerco da sempre qualcuno con cui parlare, liberamente. E da sciocco quale sono, credo di trovare un mare di persone disposte al dialogo, alla comprensione. Invece sono talemente tutti presi da altro che sembra ti stiano a sentire mentr si fanno onorevolmente i cazzi propri.
Schifo schifo schifo.
Ciccio, mo’ vorrei accennare un fischio, sentirti alzare e correre da me, prendere il guinzaglio, ricordarmi che non serve piu’ e ributtarlo sulla porta dove ancora sta, e sbattermi la porta alle spalle.

E camminare con te intorno!

 

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I COCCINELLA BOY’S

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